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Ricordati che non bisogna essere sazi, bisogna essere felici

“Sei Bernardo. L’amico mio carissimo Bernardo da Quintavalle.”

E s’abbracciarono come solo l’amici veri hanno a fare.

Poi seduti davanti allo foco, parlarono un po’ degli ultimi fatti avvenuti in Assisi.

“Di che si parla Bernardo in città?”

Chiese Francesco.

“Forse dovresti dire di chi?”

Precisò l’amico.

“Perché di chi si parla?”

“Di te, Francesco. Della tua pazzia. Dell’esser andato via da casa.”

“Non sono andato via, mio padre mi ha cacciato.”

“E vorresti dargli torto?” Il sorriso di Bernardo era disarmante.

Francesco ammise ridacchiando: “Con tutto quello che ho combinato, mi sarei cacciato anch’io.”

“E il carico di Roma? Ti ricordi Francesco che ci hai fatto con le stoffe destinate ai nobili prelati romani?”

“Beh, le ho date sempre ai romani.”

“Si, ma ai poveracci romani.” Precisò Bernardo.

E giù a ridere e sghignazzare come ai vecchi tempi.

“E a donne come siamo messi?”

Provocò Bernardo.

Ma Francesco ad ironia, non era da meno.

“Non me la passo male, ma voglio provare nuove esperienze. Pensa che l’ultima volte ho flirtato persino con un lebbroso.”

“Ma non mi dire. Era il tuo tipo?”

Francesco d’un tratto si fece serio.

“Vedi Bernardo, da quando ho scoperto Dio intorno a me, ogni tipo è il mio tipo. Anche un lebbroso, che ora sarà morto ormai, povera creatura.”

Anche Bernardo si fece serio.

“Dio è intorno a te?”

“Si lo è Bernardo. In questo fuoco, in questo freddo, nelle nostre risate di poca fa. Io lo sento, lo vedo.”

“Io ti ammiro per questo, ma tu hai di che mangiare, di che saziarti?” “Ricordati che non bisogna essere sazi, bisogna essere felici, Bernardo.”

(Foto di Mohamed Chermiti)


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