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Quando s’aveva a fare una cosa, Chiara la faceva

Quel giorno era la domenica delle Palme e c’era un’aria strana di festa, presagio di una qualche novità che sarebbe giunta.

Ma è il dolce inganno di ogni festa. Il giorno consumò le sue ore e l’unica novità pareva esser che la sera giungesse anche quella sera.

Invece gli uccelli del cielo l’avevano già scorta dall’alto, la dolce creatura bionda, l’esserino dai capelli d’oro che ondeggiavano per lo passo svelto che teneva.

Il vestito, prezioso et bianco, illuminava ancor più, se poteva, lo tenero corpo della ragazza.

Lo core le batteva forte e li passi gentili, tradivano la nobile provenienza.

Ed infatti Chiara era della famiglia degli Offreducci.

Ricchi sfondati, ma tristi, come tutti i ricchi.

Da questo fuggiva la ragazza dagli occhi dolci.

A dodici anni aveva visto spogliarsi Francesco e restituire tutte le ricchezze al padre.

Da allora, si era detta cento volte, che anche lei avrebbe fatto così.

Adesso, finalmente aveva trovato lo coraggio, dopo l’ultima lite con lo padre suo.

Solo che ormai s’era fatta quasi sera e le tenebre sembravano avvolgere ancora più in fretta le campagne d’Assisi, come se lo padre avesse a comandare anche la luce dello giorno, da rendere, in qualche modo, più difficile la fuga della ragazza.

Chiara cercò di affrettare lo passo per non farsi cogliere dalla notte.

Non si fugge all’imbrunire, ma in genere si pianifica la fuga e si parte all’alba.

Ma lei era sempre stata così.

Come diceva lo padre suo? Impulsiva. Si.

Quando s’aveva a fare una cosa, Chiara la faceva.


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