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Padre, per la verità, sono le cose che parlano con me. Io rispondo.

“Dunque tu parli con le cose?” Pietro formulò diretto la domanda, non senza una qualche esitazione.

“Padre, per la verità, sono le cose che parlano con me. Io rispondo.

Credo che me le faccia lo Padre mio nei cieli, tutte queste domande.”

“Francesco, lo padre tuo sono io, porcaccia la miseria. Francesco, io sono qua, supra questa benedetta terra, in questo benedettissimo orto, qua, davanti a te.”

“Si Pietro. Ma anche lo Padre mio celeste è qua, davanti a me.

Lo padre de tutti i padri.

Anco lui è su questa benedetta terra e nell’orto, e nelle piante e sulli prati, e nei fiumi, fino allo mare grande. Sulla bianca buccia delle cipolle, e sulle bianche guance della più dulce delle fanciulle.”

“Delle fanciulle, vorrei che pensassi alle bianche chiappe, come facevi un tempo, figlio mio, quant’è vero che sono tuo padre.”

Si voltò e se ne andò furente dall’orto e lo sguardo rabbioso stavolta non lo vide lo ramo dello melo.

Ed anco lo melo fu mandato a quello paese, là dove ci aveva appena mandato lo figlio suo.

“Lo padre sono io, e da adesso te ne accorgerai.”

Se ripeteva Pietro, come per rassicurarsi.

Ma Francesco da tempo se ne era accorto.

Aveva compreso che se prima stava nella prigione dei perugini, adesso stava in una prigione più grande.

Da questa, da questa soprattutto, doveva uscire.


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