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Madre, gli uccelli del cielo non sanno suonare alcuno strumento, ma i loro canti sono i più belli

A nulla servirono i pianti e le preghiere della madre.

Francesco si ritrovò per strada, ma sembrava non dispiacersene.

“Cosa mangerai Francescò?”

Singhiozzava la Pica abbracciando il figliuolo e sapendo che era forse l’ultima volta che poteva farlo.

“Gli uccelli del cielo non seminano, eppure mangiano tutti i giorni.”

“E come ti riparerai dallo freddo e dalla pioggia?”

“Madre, gli uccelli del cielo non hanno abiti o stoffe pregiate, ma non soffrono più di tanto per il gelo o la neve.”

“Ma come farai senza comporre i tuoi versi ed i tuoi canti?”

“Madre, gli uccelli del cielo non sanno suonare alcuno strumento, ma i loro canti sono i più belli e soavi del mondo.”

“Ma come farai quando la solitudine e lo sgomento ti prenderanno l’anima?”

Francesco stava per spazientirsi.

“Madre, e per la miseria, ma come campano ’sti cacchio de uccelli, camperò pure io.”

Poi, cercando di riprendere un tono più conciliante, disse: “Metto la mia vita nelle mani del Signore.

Mo’ statte tranquilla e un po’ bonina, suvvia.”


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