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Ma lo lupo m’ha detto che sono coraggioso ad aver paura

Francesco ci pensò un po’ su. Poi disse. “Secondo me hai ragione. Solo che questo ragionamento filosofico ti cambia la vita, ma non fa cessare lo brontolio della panza che, vuota com’è, rimbomba, come una campana stonata in una vallata. Insomma non solo senti la fame, ma pure l’eco della fame.

“Francé, mi vuoi dire che hai una fame da lupo?”
“Beh, senza offesa. Hai afferrato lo concetto.”

“Ma io per questo ti ho parlato.

Ti ricordi che ti ho detto? Cooperiamo.”

“Ho il vago sentore che codesta cooperazione consista che io vada a prenderti qualche gallina nel pollaio e tu te la mangi.”

“No Francesco, io sono un lupo ecologico. Voglio evitare spargimenti di sangue inutili. Fai come i sindacati.”

“Cioè?”

“Fai una contrattazione.”

Fu così che lo povero Francesco, quando ormai la sera era scesa, si fece il giro di Gubbio, bussando ad ogni porta.

 “Chi è?” Dicevano le voci ovattate da dietro l’uscio.

Allora Francesco, che ormai era diventato un esperto della paura, cominciava ad ululare.

“Uhuuu. Sono il lupo nerooo.”

Diceva, cercando di imitare il più possibile l’amico quadrupede.

E da dietro la porta qualche bimbetta deficiente che diceva: “Mamma, mamma, ma che nero. L’ho visto su Google, il lupo è grigio.”

E allora Francesco, che già sentiva la tenera pioggia cadergli addosso, rispondeva.

“Uhuuu, è vero. In genere sono grigio. Ma oggi sto neerooo.

E la bimbetta: “Mamma, mamma, dagli lo yogurt, che tanto è scaduto.”

Così si aprì finalmente la porta.

“Mamma, mamma, ma non è il lupo.”

Allora Francesco si spazientì.

“Senti bambina, dammi ’sto yogurt che chiamo il lupo vero, intesi?

Eh ma ’sti ragazzini non c’hanno paura più di niente.”

“Si, va bene.” E gli porse il vasetto, non senza fargli qualche domanda.

“E adesso glielo vai a portare al lupo?”

“Eh si, certo. Noi cooperiamo.”

“E tu non c’hai paura del lupo?”

“Io? – disse Francesco – certo che ho paura. Ma lo lupo m’ha detto che sono coraggioso ad aver paura.”

“E com’è che manda te?” Insistette la bimbetta.

“Perché vedi, piccola, quando uno ha paura di una cosa, per esempio del lupo nero.”

“Grigio.” Lo interruppe la piccola.

“Vabbè, del lupo in generale – proseguì Francesco – allora non è che serve proprio la bestia, ma basta l’idea, lo pensiero. Lo pensiero non è come lo lupo, ma te caghi addosso ugualmente.”

“E se voi cooperate, tu stai sotto l’acqua e ti prendi gli insulti e lo lupo che fa?” “Lo lupo, mangia lo yogurt.”


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