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“Io lo volevo chiamare Francesco. E che cavolum.” “Oh, mon amour, sei dispiaciuto?”

“Io lo volevo chiamare Francesco. E che cavolum.”
“Oh, mon amour, sei dispiaciuto?”
Che strano, una domanda senza accento.
Pietro era un mercante nato.
Vendere e convincere erano il suo mestiere.
“Oui, mon amour, volevo chiamarlo Francescò per ricordare le tue origini, la terra dove ci siamo innamorati, i verdi prati della Provenza, il ruscello dove ci siamo baciati per la prima volta, e quella sera che non eravamo ancora sposati e tu ti togliesti il busto, e…”
“Bastà, bastà.
Vabbè, lo chiamiamo Francesco, zittò, bastà cosi.”
“Eh no cosi, così.
Noi solo uno ce ne abbiamo d’accentò.”
Fu cosi che Giovannì si chiamò Francesco, qualunque fosse stato il suo accento tra i suoni della terra e qualunque fosse stato il suo posto, nel disegno del mondo.


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