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Il salto

Il lupo prese a parlare: “Voi uomini spesso scegliete noi animali come amici, perché siamo più semplici, più sinceri e diretti.

Non vi giudichiamo. Vi amiamo e basta.

Ed un padrone è un padrone: si dà la vita per lui.

Non se è bello, se è buono, se è bravo.

Sempre.

Si ama sempre.

In questo voi uomini avete molto da imparare da noi.”

Francesco annuì, senza parole, come se lo mondo se fosse capovolto e lui non avesse a dire su quello che il lupo aveva colto così bene.

“Ora però è tempo che gli uomini vadano dagli uomini e gli animali dalli pari suoi.”

Disse con gli occhi sereni la bestia, staccandosi da Francesco e cominciando a trotterellare sotto la pioggia.

“Ma dove vai lupo, ripariamoci in quella grotta.” Propose ragionevolmente l’uomo.

Ma la belva, sempre mansueta fino ad allora, prese a correre sempre più, come fosse un cavallo impazzito.

“Fermati, lupo, fermati.”

Gridava Francesco che, mentre gli correva affannosamente dietro, si rendeva conto che neanche un nome gli aveva dato.

Così strillava forte che solo la pioggia parea sentirlo, e non l’amico suo.

“Lupo, lupo.”

Ma il lupo era sordo al richiamo.

E la pioggia era indifferente.

Scendeva giù dal cielo, come lo Signore le aveva ordinato.

Il lupo si era allontanato in un baleno, rapido e fulmineo.

Francesco provò a corrergli dietro.

I suoi piedi non erano mai stati così veloci, ma le spine gli graffiavano le gambe, come in un disperato tentativo di volerlo trattenere.

La pioggia gli bagnava il capo ed era così abbondante che gli occhi non ce la facevano più a scorgere l’animale.

“Dove sei? Torna qua.”

Certo Francesco come predatore, non era un granché.

Lupo doveva per forza essere andato più avanti, ma dove?

“Oh Signore! Ma lì c’è il grande burrone.”

Spinto da una forza incredibile, Francesco riprese a correre come il vento, ed ecco si, era proprio lì, si.

Finalmente.

Che gioia ritrovarlo.

“Amico caro, ti vedo.

Mi avevi fatto prendere uno spavento.

Ecco arrivo.

Ma che fai?

Fermo lupo, fermo!

Fermati, amico, fermati!”

Il salto nel vuoto, che strano, non fa rumore.

Attimi di silenzio.

Attimi contronatura.

Le zampe all’insù disegnavano una corsa inutile nell’aria.

Poi Francesco sentì un tonfo cupo.

“Nooo. Perché?

Nooo.

Signore perché?”

(Foto Mohamed Hassan)


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