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Il lupo osservò Francesco, stupito che un santo facesse una domanda da lupo

Camminando camminando, Francesco e la sua paura a quattro zampe arrivarono in città.

“Eccoci finalmente a Gubbio, caro lupo.”

Chi chiudeva le imposte, chi scappava, chi si faceva il segno della croce.

“Ammazza che accoglienza.”

La bestia lo guardò.

Sembrava non esserne sorpreso.

Ora Francesco capiva che significava essere un lupo. Nessuno ti vuole, tutti ti sfuggono.

Forse il loro destino non era così diverso.

“Vabbè, non ce la prendiamo.

Mi sa che di chiedere ospitalità per dormire, non se ne parla. Allora sorge spontanea la domanda: che se magna?”

Il lupo osservò Francesco, stupito che un santo facesse una domanda da lupo.

Ma lo più stupito fu Francesco, quando sentì parlare, si, proprio parlare lo lupo.

E che disse lo primo lupo al mondo parlante mai sentito da Francesco?

“Cooperiamo.”

E che razza de parola è cooperiamo?

Ma non si arrischiò a contraddirlo.

Così rispose con un banale: “Ma tu parli?”

“Si Francesco, ho la bocca anche per parlare, oltre che per mangiare, diversamente da molti umani.”

“E scusa, ma fino ad adesso, perché non hai detto niente?” Chiese Francesco.

“Beh, parlavi sempre tu. La paura lo fa.”

“Paura io? Ma va, va.”


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