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I miracoli uno li fa o gli succedono

Su una cosa il poverello, ex ricco mercante, non aveva esitazioni: se ne doveva andare.

Per un motivo che ancor oggi resta un mistero, quando l’omo decide d’emigrare, va sempre verso lo nord, come se lo settentrione avesse qualcosa di speziale per lo solo motivo che sta de sopra.

Poiché manco lo nostro santo voleva stare de sotto, se incamminò senza dubbio, verso Gubbio.

Ormai nessuno lo poteva più fermare.

Questo se diceva tra sé Francesco.

“Mercante? No grazie.

Cavaliere? Ma per piacere.

Libero voglio da essere, libero de amare e lodare lo Signore.”

E camminando camminando, pregava Dio.

“Grazie Signore per lo cielo, e per gli uccelli che me tengono compagnia.

Grazie per l’acqua che ho bevuto prima al ruscello.

Grazie per quella mela marcia che ho trovato per terra: buonissima. Me dispiace solo per lo verme che adesso è rimasto senza casa. Come me.

Comunque, non mi posso proprio lamentare.

C’è gioia nel mio cuore, et pace, et serenità, et armonia.”

Ma all’improvviso a Francesco gli si gelò il sangue.

Si pietrificò all’istante, col cuore che batteva forte.

Tump, tump, tump, faceva dentro lo petto che pareva che scoppiasse.

Pure lo lupo se ne era accorto e così gli si era fermato davanti, aspettando che cedesse alla paura.

Stava aspettando solo che morisse, o che morisse solo.

(Foto di Christel)


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