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Francesco imparò che ogni cosa ha il suo posto, ed ogni posto ha la sua cosa

Altra cosa che imparò Francesco nella bottega del padre, fu che ogni cosa ha il suo posto, ed ogni posto ha la sua cosa.

Non era solo questione dello metter in ordine, dello ritrovar li tessuti pesanti tra quelli leggeri, o li panni rossi tra li panni azzurri, o il non sistemare li colori come l’arcobaleno ce insegna, in sequenza et armonia. Anche per evitar sia l’aggravio dello tempo e che del rosicamento fegatorum, considerato che lo Pietro di Bernardone incavolatum non era uno spettaculo attraente.

L’insegnamento dello pater allo figliuolo, andava oltre.

Andava allo crear stanza e stanza presso lo proprio core, nel mettere gerarchia et ordine nelli sentimenti dell’animo suo.

E come lo Barone l’è di molto sotto al Granduca, così nelli moti dello mondo di dentro se doveva crear come una gerarchia, una scala, tra le cose che hanno più valore et l’altre, pure che te inteneriscono il core.

Così lo Pietro cominciò con lo storcer il naso quando lo giovinetto si fermò vicino ad un ruscello per rimirar le acque, piuttosto che consegnare all’arciduca li tessuti acquistati, e l’arciduca aspettò per un giorno intiero che pare altro non avesse a fare.

 E se gli perdonò quella volta che si mise a chiaccherare con una bimbetta più piccola di lui di dieci anni, dalli capelli biondi come l’oro, di certo la prese diversamente quando, trovato uno falò lasciato lì accesso da qualche brigante della zona, se fermò a parlar con lo foco.

Francesco chiese allo fratello Angelo.

“Ho fatto un po’ tardi a consegnare ieri alla marchesa, mica papà s’è arrabbiato?”

“Incazzatus est. Ma tu che vai facendo in giro, c’è qualche donzella?”

“Macchè, mi sono messo ad ascoltar lo foco.”

Ma poco durò lo stordimento, perché un altro ne prese lo posto.

Ma stavolta era quello giusto.

(Foto di Gábor Adonyi)


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