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E quanto si sentivano a casa, pur non avendo alcuna casa

Il grido di Francesco, lacerava l’aria, ma la pioggia continuava a battere incessantemente, sorda al dolore del suo cuore.

Le foglie lucide di pioggia si muovevano, come per nascondere con un pietoso mantello verde, uno spettacolo troppo forte da sopportare.

Là sotto giaceva il corpo, forse maciullato, del più grande amico che aveva avuto, dell’unico che l’aveva capito da subito.

Che l’aveva accettato così com’era: un piccolo uomo fifone e titubante.

Un pessimo cavaliere, un menestrello incolore, uno svogliato mercante.

Ma per il lupo, era stato solo un uomo buono.

Gli aveva insegnato a non aver paura, gli aveva spiegato come spegnere lo fuoco invasivo dello timore.

Lo aveva guidato sotto le stelle.

Avevano dormito abbracciati, illuminati dalla luna.

Qualche volta avevano pure litigato.

Ma quanto avevano riso insieme.

E quanto si sentivano a casa, pur non avendo alcuna casa.

L’uno era la dimora dell’altro.

Forse lo Signore del Cielo l’aveva mandato, si certamente Lui glielo aveva fatto incontrare.

Ed ora?

E perché?

Le lacrime sul suo viso erano calde, e la pioggia fredda ed incurante.

E queste gocce d’acqua, gelide ed insensibili, adesso, erano la sua sola compagnia.

(Foto di Jonny Lindner)


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