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E le stelle tremavano dal freddo

La pioggia passò, ma il dolore rimase.

Come uno stordimento alla testa ed alla pancia.

Decise di lasciare Gubbio.

Non aveva più nulla che lo legasse a questo luogo.

Troppi ricordi, troppi rami sotto i quali si erano riposati all’ombra.

Troppi i sentieri che avevano percorso insieme.

Al solo guardarli i ruscelli ai quali avevano bevuto insieme erano ora tante spine nel cuore.

Si congedò dagli abitanti della città e si diresse verso Assisi, dove aveva una promessa da mantenere: riparare una piccola chiesetta, come gli aveva chiesto quel Gesù sul crocifisso.

“Torno agli uomini.” Pensò.

“Torno agli uomini, la cui morte, forse, non mi darà tanto dolore.”

Si pentì di questo pensiero, ma era quello che credeva veramente.

E riprese il cammino.

Ne fece tanta di strada.

Beh, insomma, strada.

Sentieri polverosi e prati immensi.

Ma alla fine arrivò a casa.

Beh, casa.

Le campagne di Assisi adesso erano la sua casa.

“Come è romantico dormire sotto un mantello di stelle, vero Francesco?” Se diceva tra sé lo disgraziato che aveva scelto per tetto il cielo e che se domandava e se rispondeva da solo, perché solo solo ora stava, a parte un misero fratello foco che timidamente illuminava la sera.

Si, d’estate ci poteva stare.

Ma quando le giornate cominciavano ad accorciarsi e l’aria diventava dapprima frizzante, poi pungente, era un’altra cosa.

Per fortuna la piccola chiesetta era quasi terminata e questo dava ristoro all’anima e riposo alle membra, nella notte buia.

Ma Francesco non era il tipo che si lamentava.

“Vedi le stelle del cielo?” Chiedeva all’amico suo che poi era sempre lui, visto che era solo come un cane.

“Sono nel cielo che brillano e pur se tremano per lo freddo, non si fermano nello compito che il Signore ha dato loro.”

“Si tratta di un effetto ottico.”

“No no, hanno proprio freddo. Ma…chi è che parla?”

“Sono l’amico tuo.”

Diceva una figura, nobile di sicuro per lo portamento, ma indecifrabile per lo buio della notte nera.

“L’unico amico di me, è me.”

Rispose sconsolato Francesco.

“Tranne lo Signore che è nei cieli e le stelle, tutti mi hanno abbandonato, chi sei tu dunque?”

Non ebbe risposta, ma quando l’uomo se avvicinò allo chiarore dello foco, fu Francesco stesso a dare la risposta: “Sei Bernardo. L’amico mio carissimo Bernardo da Quintavalle.”

(Foto di Evgeni Tcherkasski)


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