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A ME MI PIACE IL VESPONE GIALLO

Capitolo 2

Le cose andavano così, a quei tempi.
Non è che ci fosse qualcosa di pianificato.
I genitori di Romeo, non avevano certo come prima preoccupazione, il suo futuro.
La mamma, tra una ciambella al cioccolato ed un’altra alle mele, gli chiedeva: “La vuoi una fetta di dolce ingegnere?”
Ma non è che sapeva esattamente cosa combinasse in realtà un ingegnere. Lo chiamava così a Romeo, per via di quel suo smontare e rimontare un motorino in mezza mattinata.
Il padre, Michele, una sera che aveva bisticciato con la moglie, aveva assunto un’aria seria che stentava a scrollarsi di dosso. Così rivoltosi a Romeo, anche se non c’entrava niente con il motivo del litigio, gli chiese diretto, come una fucilata: “Ma insomma, visto che a scuola non ci vuoi andare, ma che vuoi fare di lavoro da grande?”
“A me mi piace il vespone giallo.” Aveva risposto l’ingegnere.
“Allora dico a Lucio se ti tiene in officina che almeno ti impari un mestiere?”
“Magari papà. Me lo faccio imparare.”
Fu così che Romeo lasciò la scuola, che tanto si sa, non serve a niente, per andare ogni mattina alle otto in punto, in officina.
Lucio non era un bravo maestro.
Nonostante le rassicuranti immagini della Madonna di Pompei e di Padre Pio, quando insegnava qualcosa a Romeo, e questo in buona fede diceva: “No, non ho capito” diventava rosso in viso e cominciava a bestemmiare ed a sbattere le chiavi inglesi sul pavimento.
Poi richiedeva: “Adesso hai capito?”
Ovviamente Romeo, non avendo nessun elemento in più rispetto alla spiegazione precedente, imprecazioni a parte, rispondeva con l’unico scopo di farlo calmare, per non fargli venire un terzo infarto:
“Si Lucio, ora mi ricordo. Me l’hai imparato pure ieri!”
Tutto questo travaso di conoscenze avveniva sotto gli occhi di Giulia che, come si usava a quei tempi, passava almeno mezza giornata a leggere i fotoromanzi sul balconcino, nascosta dai gerani color salmone.
Ed in cuor suo provava tenerezza per il biondino dal vespone giallo.
E forse se ne innamorò, senza saperlo.

(foto di Tania Aviles)


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