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Padre, tu non sei più mio padre. Tieni non prendo niente del tuo

A Francesco venne in mente l’idea di vendere un bel carico di stoffe, il cui destino era diventare una dozzina di abiti preziosi per la figlia illegittima di un alto prelato di Roma, che non aveva rinunciato a viziarla, soprattutto ora che era in odor di nozze.

Ne ricavò un cospicuo gruzzolo da dare allo prete per aggiustar ’na vecchia chiesetta de campagna che cadeva in pezzi.

La furia di Pietro raggiunse l’apice, come lo sole giunge al mezzogiorno.

E si sa, le cose importanti se dicono in latino.

“Ha venduto le stoffe?”

Pietro non ci voleva credere.

Per non guadagnarci nulla per giunta.

E persino lo prete rifiutò il denaro, e fu come se lo pesce rifiutasse l’acqua.

Acta est fabula, la commedia è finita.

Via da casa mia, via dalla roba mia, tu non sei più mio figlio, fuori di qui.” Gli intimò.

Aveva così tanta rabbia.

“C’ho un figlio che è un deficiente, ecco cos’è.

Ma io te cancello dallo nome mio, dalla casa mia, dalla roba mia, dalla vita mia.

Basta, questa commedia deve finire.”

Francesco sembrava aspettarselo ormai.

Si rivolse al padre ed anche al folto gruppetto che si era andato formando, per le grida e gli strepitii che s’erano uditi, tant’è che mezza Assisi aveva preso parte come spettatore alla sfuriata finale di Pietro.

“Padre, tu non sei più mio padre. Tieni non prendo niente del tuo.”

Si tolse le vesti, fatte con le migliori stoffe di Assisi, e si spogliò, completamente nudo, per la gioia di Chiara e di tutte quelle della terza b.


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